Ita-Alitalia, sale la tensione: il governo è incosciente
Massimo Franchi, 09.09.2021, “Il Manifesto”
Modello Fca. Assemblea fiume con oltre 500 lavoratori si sposta sotto le due sedi delle compagnie. Rottura sulla proposta di contratto di Altavilla. I sindacati: serve una convocazione immediata dai ministri competenti
Una manifestazione dei lavoratori Alitalia
© Foto LaPresse
I
lavoratori di Alitalia dicono «No» alle condizioni di Ita e chiedono tutele
rilanciando la mobilitazione unitaria. Nel giorno in cui scadeva l’ultimatum
del presidente Ita Alfredo Altavilla per firmare un «regolamento aziendale»
peggiorativo del 30% che regoli le 2.800 assunzioni – su 10.500 attuali – della
nuova compagnia, i sindacati tengono una grande assemblea fiume con oltre 500 lavoratori
prima sotto la sede di Alitalia a Fiumicino, spostandosi poi sotto la sede di
Ita al quartiere Eur di Roma.
Qui alle 18 e 45 il presidente Altavilla formalizza la rottura della trattativa
– con annesso tentativo di dividere i sindacati dalle associazioni di piloti –
e annuncia che Ita andrà avanti unilateralmente con un comunicato molto simile
a quello con cui Marchionne – a lungo suo capo in Fiat e Fca – nel 2010
formalizzò la rottura di Pomigliano con la Fiom: «Motivata dal perdurare di
pregiudiziali puramente formali che rispecchiano consuetudini e linguaggi non
più attuali».
Fit Cisl, Filt Cgil, Uilt e Usb intanto preparano la mobilitazione continuando
a chiedere – «serve immediatamente una convocazione, stiamo andando verso un
punto di non ritorno, da incoscienti lasciare tutte queste persone col rischio
di perdere il lavoro, la tensione si sta alzando», denuncia Fabrizio Cuscito
della Filt Cgil – l’intervento dell’azionista unico di Ita (e di Alitalia): il
governo. Che ieri per bocca del ministro Giorgetti – rispondendo a una
interrogazione di Stefano Fassina – ha ribadito di procedere sotto i diktat di
Bruxelles: «La rotta è prestabilita dalla Commissione Ue, siamo in attesa,
questione di ore, della decisione finale della Commissione Ue che contiene gli
elementi sulla base dei quali l’amministrazione straordinaria di Alitalia si
sta muovendo». Secondo Giorgetti «le normative Ue impediscono sostanzialmente
allo Stato di costituire un’azienda interamente pubblica: questa deroga è stata
concessa subordinatamente a determinate condizioni».
«Ma la disapplicazione del contratto nazionale di lavoro, come la scelta
sull’aggiramento del Codice Civile in merito al trasferimento del personale da
Alitalia a Ita in caso di cessione di ramo d’azienda e sulla durata della Cassa
integrazione sono interamente del governo – ha risposto Fassina nella replica –
. Il piano industriale di Ita è finalizzato a realizzare una low cost regionale
trainata dal dumping sociale: una soluzione senza futuro. Va invertita la rotta
seguita dal management di Ita, in raccordo con i sindacati», ha chiuso Fassina.
Mentre Ita nasce nana, Micheal O’Leary di Ryanair continua a essere trattato
coi guanti dalle istituzioni italiane (Enac e aeroporti, ieri a Roma) e si
accaparra nuove rotte e spazi di mercato, prendendo in giro i lavoratori («I
nostri piloti e il nostro personale guadagnano di più») ma mirando al bersaglio
grosso: «abbiamo chiesto che gli slot di Alitalia che non sono utilizzati (e
non venduti a Ita con perdita di mercato e azzeramento di entrate per i
commissari Alitalia, ndr), a Fiumicino, Linate e Malpensa vengano rilasciati».
Insomma: tutto in Italia lavora perché Ryanair si ingrandisca.